Avvento 2020, il profeta Isaia

Avvento 2020, il profeta Isaia

Il testo che proponiamo di seguito è tratto dal Fascicolo di presentazione del percorso di Avvento realizzato dalla nostra Diocesi.

"Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo
dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti". (Is 6,5)

Il profeta è un uomo che è capace di vedere ciò che gli altri uomini non vedono, di udire ciò che gli altri uomini non odono. Il profeta è un uomo che conosce la propria debolezza e infermità, ma che ha occhi per vedere e orecchi per ascoltare.

Perché Dio parla, parla sempre all’uomo; ma l’uomo riesce a sentire? Dio si mostra, Dio si mostra sempre all’uomo, ma l’uomo non sa scorgere la presenza di Dio. Il profeta no, non è come gli altri. Il profeta vede e sente, e riconosce la voce di Dio, e vede la luce di Dio nel mondo.

E allora il profeta parla. Ciò che ha ascoltato di Dio, ciò che ha visto di Dio, la parola che ha udito brucia in lui e esce per diventare parola di uomo, parola di uomini e per gli uomini.

Poi io udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". E io risposi: "Eccomi, manda me!". (Is 6,8)

Il profeta risponde. Capace di scorgere Dio là dove nessuno lo scorge, di ascoltare il sussurro di brezza leggera che la parola ha soffiato nei suoi orecchi e nel suo cuore, il profeta è inviato a parlare al mondo, alle donne e agli uomini del suo tempo. Compito ingrato! Chi può dire parole di Dio? Chi può capire la parola del profeta, se il cuore è duro e l’occhio è cieco?

Dio disse: "Va' e riferisci a questo popolo: "Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete". Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito". (Is 6,9-10)

Isaia è stato il più grande dei profeti, capace per tutta una vita di ascoltare e riferire, di vedere e annunciare. Osteggiato, incompreso, ostacolato… non ha mai interrotto la sua missione.

Dio parlava a Isaia, e Isaia parlava al re e al popolo, all’oppressore e all’oppresso, a Israele e allo straniero. Parlava di pace e di guerra, di distruzione e di salvezza, del futuro giorno del Signore e dell’amaro tempo presente, fatto di ingiustizie e soprusi.

Isaia ha annunciato la nascita del messia salvatore, il sorgere del germoglio santo dal tronco di Iesse, il giorno in cui non ci sarà più lutto né morte, e il lupo e l’agnello vivranno insieme, il giorno in cui ogni uomo vedrà la gloria del Signore, ha parlato del servo umiliato e colpito per la nostra salvezza, di cieli nuovi e di terra nuova, della consolazione con cui Dio dà sollievo al suo popolo… ha parlato di vita e di morte, di gioia e di pianto…

Profeta particolare, Isaia. Ha dovuto annunciare la disfatta di Gerusalemme e del popolo, l’esilio e la distruzione. Tante pagine del profeta sono così, piene di giudizio e di angoscia.

Tuttavia, a un certo punto del libro emerge una svolta, annunciato con quelle parole così potenti e profonde che ascoltiamo in questo tempo di Avvento: «Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio -.

Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati».

Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata».

Ecco: il profeta non è colui che predice il futuro, ma chi guarda con occhi veri il presente. Chi sa vedere in profondità ogni cosa, fino a scorgervi la voce di Dio. E che ha il coraggio di parlare, che non tace davanti e niente e nessuno. Sa vedere – quando è così – all’interno del dolore e del male, ciò che luce.

Isaia è stato così, voce di Dio per gli uomini. Voce umana, ma parola potente, perché parola di Dio.

Così potente che quella parola ha potuto attraversare i secoli, venticinque lunghi secoli, per giungere intatta nella sua forza e nella sua verità all’uomo di oggi e di ogni tempo. Parola conservata e trasmessa, amata e odiata da generazioni di figli di Israele prima, e di discepoli di Cristo dopo. Parola che anche oggi colpisce, ferisce, scalda, fa tremare e fa piangere, porta gioia indicibile, consolazione grande, annuncio di misericordia.

Isaia è il profeta, portatore di parole di Dio nella lingua degli uomini, perché ciò Dio ha detto e dice, possa anche oggi essere ascoltato, accolto, amato, vissuto.

Anche oggi, infatti, "si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato". (Is 40,5)