Domenica 10 Gennaio, la festa del Battesimo del Signore chiude il tempo di Natale

Domenica 10 Gennaio, la festa del Battesimo del Signore chiude il tempo di Natale

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (Cfr. Giovanni 1,29)

A coronamento e conclusione del tempo di Natale, la liturgia pone la festa del Battesimo del Signore, che nella forma ordinaria del rito romano viene celebrata la domenica successiva alla solennità dell’Epifania. Questa festa, in origine, era celebrata in Occidente proprio in occasione dell’Epifania, e solo più tardi è stata spostata nell'ottava di questa solennità. È per questo che molte antifone e antichi inni dell'Epifania continuano a ricordare insieme la triplice teofania di Cristo: la manifestazione ai Magi (Matteo 2,1-12), il battesimo al Giordano (Matteo 3,13-17 e par.) e il primo miracolo alle nozze di Cana (Giovanni 2,1-11).

Come ricorda il Vangelo di quest'anno (Marco 1, 7-11), mentre l'ultimo dei profeti, Giovanni Battista, predica sulle rive del Giordano la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino, Gesù stesso scende nelle acque del fiume per farsi battezzare da colui che, per sua stessa ammissione, non è degno di chinarsi «per slegare i lacci dei suoi sandali» (Marco 1,7). Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano con spirito di conversione, riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: in esso si compiono infatti la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo, due segni che gli conferiscono un significato ben preciso. Gesù è infatti proclamato come il «figlio amato» e su di lui si posa come una colomba lo Spirito Santo. Egli viene così investito della triplice missione di profeta, sacerdote e re, perché tutti gli uomini lo riconoscano come il Messia che era stato preannunciato dai profeti, inviato a tutte le genti «per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (Luca 4,18).

Anche noi, che abbiamo la ventura di essere nati e vissuti nella fede della Chiesa, «nati alla scola delle celesti cose» per dirla col Manzoni, abbiamo bisogno di riscoprire la grandezza e le esigenze della vocazione battesimale, che chiama ogni battezzato ad essere membro vivo del Corpo di Cristo. Attraverso il battesimo, il primo sacramento dell'iniziazione cristiana, non soltanto facciamo infatti il nostro ingresso nella Chiesa, ossia nella comunità dei credenti, ma siamo immersi nella morte di Cristo e risorgiamo con Lui a vita nuova come nuove creature, divenendo come ci ricorda San Paolo «figli della luce» (Cfr. Efesini 5,8). Il battesimo a noi amministrato nel nome di Cristo è manifestazione dell'infinito amore del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso ci pone dunque in intima comunione con Dio e ci integra nella sua famiglia, per appartenere così per sempre a Cristo: è un passaggio dalla solidarietà nel peccato alla solidarietà nell’amore.

Qualche foto della santa messa domenicale delle ore undici presieduta dal nostro parroco don Mauro Tramelli. Ad accompagnare la celebrazione i canti del Coro "Perfetta Letizia" diretto da Silvia Riboni.