Domenico di Guzman, il santo del Rosario… e i suoi miracoli

San Domenico di Guzman, il santo del Rosario... e i suoi miracoli

U. Giunti, La Madonna consegna il rosario a San Domenico, tempera, volta della cappella della Madonna del Rosario.

Un «autentico predicatore di grazia» nell’Europa del suo tempo, così qualche mese or sono papa Francesco ha definito San Domenico di Guzmánin ricordandolo in occasione degli 800 anni della sua morte. San Domenico, del quale proprio oggi la Chiesa celebra la memoria, era nato nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna), dove si distinse fin da giovane per zelo, carità e povertà. Ordinato sacerdote, scoprì a 35 anni il grave problema missionario rappresentato dalle terre cristiane attaccate dall’eresia degli Albigesi e dei Valdesi. Incaricato da papa Innocenzo III di una missione contro l’eresia albigese nella Francia meridionale, con tenacia, bontà, fede illuminata, umiltà, riuscì ad ottenere molte conversioni. Volle allora avere dei collaboratori coraggiosi e dotti: fondò così i Frati Predicatori, che da lui presero il nome di Domenicani, liberi da ogni ingerenza politica, modelli di povertà, ben fondati nella fede e affabili nei modi. Egli diede grande importanza allo studio teologico e alla povertà della vita, ma senza i rigorismi che sono spesso causa d’inconvenienti. Fu apostolo del Rosario per la difesa della fede tra il popolo; fu pellegrino e missionario instancabile. Morì il 6 agosto 1221 fra i suoi confratelli, a Bologna, dove è sepolto. Ad essi raccomandò: «Abbiate la carità, conservate l’umiltà, accumulatevi i tesori della santa povertà». Egli è il modello di chi annuncia la Parola di Dio. A virtù così sublimi, si aggiunse in Domenico anche il dono di far miracoli.

Un giorno, dopo averlo traghettato da una riva all’altra di un fiume, il barcaiolo che lo aveva trasportato sulla sua chiatta chiese a Domenico il dovuto compenso. «Io - gli rispose Domenico - sono un discepolo e un servitore di Cristo, né ho con me oro o argento; penserà Dio a compensarvi pel prezzo della mia traversata». Ma il barcaiolo inquieto, presolo per la cappa, tentò di strappargliela di dosso dicendo: «O io avrò la mia mercede, o voi lascerete la cappa». Domenico, allora, alzando gli occhi al cielo si raccolse un momento in preghiera, per poi guardare  verso il terreno e mostrare al barcaiolo una moneta d'argento che la Provvidenza gli aveva mandato. «Fratello mio, ecco ciò che voi domandate; prendete, e lasciate che lo me ne vada in pace», disse Domenico prima di allontanarsi.

Nell'anno 1211, una cinquantina di pellegrini inglesi che si recavano in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela, non volendo passare per la città di Tolosa, perché sottoposta a interdetto da parte del papa, pensarono bene di traversare in barca il fiume Garonna. Avvenne però che la barca, forse fin troppo carica, si capovolse nel mezzo del fiume. Alle grida dei pellegrini, Domenico uscì fuori da una chiesa vicina dove era raccolto in preghiera, e gettatosi per terra con le mani in croce, si mise ad implorare da Dio la salvezza di quegli infelici, ormai sul punto di annegare. Terminata la preghiera, si alzò, e voltatosi verso il fiume, disse ad alta voce: «Nel nome di Gesù Cristo, io vi comando di venir tutti a riva». Gli annegati ricomparvero allora subito sopra le acque, e per mezzo di lunghe pertiche offerte loro da alcuni soldati, guadagnarono felicemente la sponda e con essa la salvezza.

Domenico era solito andare a visitare una chiesa di Chartres, dove si conservavano le reliquie del martire San Vincenzo, e solitamente amava sostarvi in devota preghiera fino all'ora di mezzogiorno. Una volta però fece passare anche quest'ora, ed il priore mandò uno dei suoi chierici ad avvertirlo. Il chierico, arrivato in chiesa, trovò Domenico elevato un mezzo braccio da terra, rapito in estasi dinnanzi all'altare. Corse allora subito ad avvisare il priore, il quale rimase talmente impressionato dal vedere il Santo rapito in estasi, che poco dopo si fece compagno del servo di Dio. Domenico, come era solito praticare con quelli che metteva a parte del suo apostolato, gli promise il pane della vita e l'acqua del cielo.

Ma molti altri sono i prodigi operati da Domenico nella sua vita, tutta intessuta di predicazione, preghiera e apostolato, per la salvezza delle anime. Si potrebbe per esempio raccontare di quando, volendo pregare in una chiesa le cui porte erano chiuse, Domenico si ritrovò tutto d'un tratto miracolosamente trasportato al suo interno, oppure di quella volta in cui, trovandosi in cammino con un altro religioso, senza che l'uno sapesse la lingua dell'altro, Domenico e il suo compagno di cammino conversassero per tre giorni insieme quasi usassero tutti e due lo stesso idioma, o ancora di quando, essendo caduti in un fiume i libri che Domenico portava con sé, dopo essere stati ritrovati da un pescatore a distanza di parecchi giorni, sembravano non essere stati neppure toccati dalle acque.

Secondo la tradizione, nel 1214 San Domenico ricevette proprio dalle mani della Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, il primo rosario come un mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori. Domenico e i frati del suo ordine furono perciò i maggiori propagatori del culto del rosario. Il Beato Alano della Rupe, biografo ufficiale del Santo spagnolo, riferisce che Domenico, afflitto per l’eresia degli Albigesi, era prostrato a terra in un boschetto, pregando incessantemente e facendo penitenza per implorare il soccorso della Regina del Cielo, quand’ecco apparve a lui, in uno splendore di gloria, la Beata Vergine. La Madonna, assisa in trono, indossava una tunica rossa ed era rivestita di un manto regale di colore verde, e sembrava con uno dei piedi volesse scendere dal trono, per andare incontro a San Domenico. La Madonna era accompagnata da tre damigelle, una vestita di bianco, una di rosso, e una di giallo, ciascuna delle quali aveva al proprio seguito cinquanta vergini. Le tre damigelle vennero a prendere San Domenico, che era rimasto impietrito al vedere la Madonna, e lo portarono ai piedi della Regina del Rosario. La Madonna, porgendo a San Domenico una ghirlanda di fiori formata da 15 gigli e 150 rose (da cui sono derivati i quindici misteri del Rosario), disse a Domenico: «Prendi e recita il Mio Rosario: vedrai grandi meraviglie! Tutto quello che Mi chiederai nel Rosario, otterrai». E quelle grazie promesse durano ancora oggi, come ben sanno coloro che ogni giorno, seguendo l'esempio di Domenico, recitano con fede e devozione la più gradita delle preghiere alla Santa Madre Celeste.

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