Gesù, Dio salva: il Nome al di sopra di ogni altro nome

Gesù, Dio salva: il Nome al di sopra di ogni altro nome

Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. (Filippesi 2, 9-11)

In questi giorni di festa, mentre la Santa Chiesa è ancora tutta pervasa della gioia e dall'esultanza per la venuta del Salvatore e si prepara con l'Epifania alla Sua gloriosa manifestazione alle genti, il calendario liturgico propone, nel terzo giorno del nuovo anno civile, la memoria facoltativa del Santissimo Nome di Gesù.

Fin dalla più tenera infanzia, grazie ai genitori, ai nonni, ai catechisti, apprendiamo che è nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che un cristiano vive ogni attimo della propria esistenza. Esprimiamo questa nostra intima adesione a Cristo con un gesto semplice ma potente, il segno della Croce, quel segno così familiare, che introduce ogni nostra preghiera e devozione. Esso è un modo per mostrare la scelta e l’impegno che deve essere proprio di ogni cristiano di portare nel mondo il messaggio di Gesù, fattosi uomo per noi, morto e risorto per la nostra salvezza.

Fu quello di Gesù, che in ebraico significa "Dio salva", il Nome imposto al Redentore da Maria e Giuseppe, rispettando il comando divino che entrambi avevano ricevuto tramite un angelo, Maria in occasione dell’Annunciazione, Giuseppe in sogno, quando ancora pensava di ripiudare la sua sposa in segreto. La missione del Messia è tutta riassunta dal suo nome: Egli è il Dio con noi, l’Emmanuele profetizzato da Isaia, il Figlio nato dalla Vergine, il Dio incarnato che si fa conoscere dagli uomini e manifesta fino alla croce il vero disegno della salvezza: la liberazione dalla schiavitù del peccato e dalla di lui ancella, la morta.

Sono troppi per essere qui citati i passi e i riferimenti del Nuovo Testamento in cui l’invocazione con fede del nome di Gesù è fonte di salvezza, remissione dei peccati e vita eterna. Nel Suo Nome Egli invia gli apostoli e i discepoli, nel Suo Nome i demoni vengono scacciati, gli ammalati guariti e si compiono prodigi. È nel suo nome, per fare un solo esempio, che Pietro, dopo l’Ascensione, opera il clamoroso miracolo della guarigione del mendicante presso la porta del tempio detta «Bella», uno storpio fin dalla nascita e di oltre quarant’anni conosciuto dall'intera Gerusalemme, tanto da far dire ai membri del Sinedrio che perseguitavano la Chiesa nascente: «Un miracolo evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo» (Atti 4,16).

E nel Nome di Gesù le prime comunità cristiane trovarono la loro radice, perché proprio la loro fede in una Persona le distingueva e ne definiva l'identità. Per questo la devozione per il nome di Gesù, autentica "formula" per la santità, ha sempre accompagnato la storia e la vita della Chiesa, ma solo nel secolo XIV cominciò ad avere un proprio culto liturgico. Durante il Medioevo questa devozione è ben presente in alcuni grandi santi e dottori della Chiesa, fra cui Bernardo di Chiaravalle e san Francesco d'Assisi. Fu proprio un francescano, San Bernardino da Siena, aiutato da altri confratelli, a diffondere con tanto slancio e fervore tale devozione che finalmente venne istituita la festa liturgica.  Fu proprio San Bernardino ad inventare il Trigramma IHS, l’emblematica sigla di Cristo posta al centro di un sole a dodici raggi su uno sfondo azzurro, ovvero le prime tre lettere del nome di Gesù in lingua greca (ΙΗΣΟΥΣ). Ma queste lettere rappresentano anche l’abbreviazione di Iesus Hominum Salvator, ovvero "Gesù Salvatore degli uomini".

Nel 1530 Papa Clemente VII autorizzò l'Ordine francescano a recitare l'Ufficio del Santissimo Nome di Gesù. La celebrazione, ormai diffusa in varie località, nel 1721 fu estesa alla Chiesa universale da papa Innocenzo XIII. Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio, per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa dopo il Concilio. Agli inizi di questo secolo, il pontefice San Giovanni Paolo II ne ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario romano.

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