Al servizio della Comunità, i ministri straordinari dell’Eucarestia si raccontano (I parte)

Al servizio della Comunità, i ministri straordinari dell'Eucarestia... si raccontano! (I parte)

Siamo abituati alla loro presenza, li vediamo sempre, infatti, durante la Messa, al fianco del celebrante, quando giunge il momento della Comunione, eppure forse non siamo ben consapevoli dell’importanza dell’incarico che ricoprono. È un compito grande il loro, ancora più importante per le tante persone anziane o malate, che magari non possono più venire in chiesa ma desiderano ardentemente accostarsi all’Eucarestia.

Stiamo parlando ovviamente dei Ministri straordinari dell’Eucarestia, presenti nella nostra comunità fin dal lontano 1988. I primi cinque, che ricevettero il mandato dall’allora vescovo Antonio Mazza, furono Carolina Ansaloni, Rosa Premoli, Rita Lombardelli, suor Maria Rina e Francesco Casali. Molti altri se ne sono aggiunti col passare degli anni e attualmente sono circa una dozzina. Si riuniscono periodicamente e sono seguiti nel loro cammino dal nostro parroco don Mauro Tramelli.

Abbiamo pensato, complice la pausa estiva, di interrogare un poco alcuni dei nostri Ministri straordinari, la gran parte dei quali ha risposto di buon grado alle nostre domande, per avere da loro una testimonianza su cosa comporta il loro incarico, come deve essere svolto, quali doni e frutti spirituali assicura. Non mancano alcune curiosità e aneddoti sui motivi che li hanno spinti a rispondere sì a questa chiamata per compiere questo servizio di amore e testimonianza, nella carità, verso Dio e verso il prossimo. A loro la parola, dunque, sono testimonianze sentite e ricche di fede semplice e feconda: buona lettura, per chi vorrà!


Livia - È avvenuto in seguito ad una domanda del parroco di allora: “Ti sentiresti di diventare ministro straordinario dell’Eucarestia? Di portare la comunione alle persone che non riescono più a venire in chiesa?”. Non poteva aspettarsi un sì immediato, “Ci penso” gli risposi. “Col Signore non si scherza”, mi dicevo, per certi incarichi, così importanti bisogna sentirsi il più possibile adeguati, degni, a prova di fede, pur nella dovuta umiltà e obbedienza. Alla fine, la mia risposta è stata un sì, convinto e consapevole. Da questa meravigliosa ed edificante esperienza ho tratto mille insegnamenti e vissuto altrettante emozioni. Storie di vita, le più svariate, dette con schiettezza e trasparenza, storie di fede nel Signore e nella sua infinita Provvidenza, sofferenze fisiche e non solo, senza troppe lamentele né colpevolizzare alcuno: tutto ciò induceva a riflettere e a pensare un po’ più in grande dello stretto quotidiano. Ma la cosa forse più emozionante, soprattutto agli inizi, era di dover portare Gesù con me: ma non era forse Lui che invece portava me? In Sua compagnia, andavamo insieme, a visitare tante persone. Quando si arrivava, tutte si premuravano di preparare un piccolo altare, sul tavolo di casa, con tanto di centrino dove appoggiare la teca dell’ostia, una immaginetta sacra e una candela accesa. Con profonda devozione e gratitudine prendevano Gesù nell’ostia, nel silenzio e nella preghiera lo pregavano e alla fine… ci stava una buona e sana chiacchierata. Faceva bene anche quella. È solamente in certe occasioni che uno dilata la propria visione della vita a 360 gradi e considera cose ben più alte, evidenziando orizzonti lontani, che rassicurano l’umano e consolano perfino l’anima.

Maddalena - Non dimenticherò mai l’emozione che provai quando presi in mano per la prima volta la pisside, un sentimento che si rinnova ogni volta. Si può essere spaventati all’inizio, ma svolgere questo ministero non è difficile se ti lasci guidare affidandoti con piena fiducia al Signore, seguendo la chiamata dello Spirito Santo. Quando andavo nelle case delle persone anziane o ammalate mi intrattenevo sempre molto volentieri con loro a parlare, per sollevarle almeno un poco dalla loro solitudine, cercando così di donare loro un po’ di conforto. Ricordo in particolare due anziane signore che facevano fatica a camminare e che io visitavo ogni settimana. Ogni volta in cui andavo a far loro visita, aspettavano con impazienza la mia venuta e preparavano con gioiosa attenzione tutto il necessario per ricevere nel modo più degno il sacramento. In questi lunghi mesi segnati dalla pandemia ho esercitato il mio ministero soprattutto in chiesa, cercando come possibile di coadiuvare il nostro parroco, specialmente in occasione delle numerose messe esequiali che sono state celebrate dopo la fine del lockdown, nell’estate 2020. Questo ministero mi ha cambiato parecchio, mi ha reso ancora più responsabile verso la mia comunità e verso me stessa, perché la fede deve essere testimoniata e venivo considerata un esempio per gli altri. È comunque un incarico che non comporta onori ma piuttosto grandi responsabilità. Direi a chi sentisse la chiamata del Signore, di rispondere con serenità, è un incarico che ti arricchisce enormemente ed è davvero capace di trasformarti, di cambiarti nel profondo, immergendoti nel Vangelo vissuto. È sempre giusto e doveroso accogliere la chiamata che ci viene rivolta dal Signore.

Elisabetta - Diventare Ministro Straordinario dell'Eucaristia non mi è mai passato per la mente finché uno di loro non me lo ha chiesto. Mi sono resa disponibile anche se non mi sentivo minimamente all'altezza. Sento l'onere di dover essere un esempio e un punto di riferimento, ma mi consola che anche nelle "cadute" possiamo essere di esempio che, con la fede nel Signore, ci si rialza. Chi richiede l'Eucaristia è perché è impossibilitato a partecipare alla Messa, ma ne sente il bisogno e il conforto. I miei sentimenti sono di apertura e amicizia. Vengo "ripagata" con grande riconoscenza e gratitudine. Lo svolgere questo ministero mi ha portato ad avere maggiore attenzione e responsabilità al gesto che compio e al Sacramento che ricevo. Consiglio a chi dovesse sentire tale chiamata di affidarsi con fiducia al Signore.

Annamaria - Ho ritenuto la chiamata a questo servizio un autentico dono, che ho ricevuto quando avevo i miei genitori anziani e bisognosi di questo servizio. Perciò ho ritenuto provvidenziale questo incarico ed ho iniziato con loro, ritenendomi molto fortunata. Lo ritengo un servizio desiderato dalle persone impossibilitate all’autonomia e che dimostrano la loro riconoscenza con sorrisi e parole di ringraziamento. Queste occasioni di comunicarsi sono molte gradite nei tempi forti di Natale e Pasqua, quando i malati ricevono la visita del sacerdote e hanno così la possibilità di confessarsi.  In questi mesi di pandemia le visite per recare l’Eucarestia ai malati sono rallentate per alcuni, mentre per altri sono anche più frequenti. Questo servizio mi impegna a riflettere sul grande dono dell’Eucarestia che il Signore ci ha donato, apprezzandolo e desiderandolo quotidianamente. A chi desiderasse diventare ministro straordinario direi di considerare questo servizio come un dono e di svolgerlo con gioia, passione, amore e riconoscenza.

Luciano G. - Non so se sia stata una chiamata, sinceramente, ma di certo mi sono trovato come laico a dover dare una risposta ad una mia precisa domanda: come uomo di fede, come posso testimoniare la mia concretamente? La risposta l'ho trovata durante una discussione con Don Angelo Cavanna. Non può esserci testimonianza migliore nel portare Gesù alle persone malate o sole. Sono davvero tante le persone, che tramite questo ministero ho incontrato, tutte con una propria storia personale, fisica e famigliare, ascoltarle mi permetteva di capire meglio il loro stato spirituale. Certamente possiamo ben dire, che il sacramento dell'Eucarestia oggi non sia ben compreso nel suo significato più profondo, un po’ come la confessione, lasciate al proprio arbitrio personale. Nel momento in cui riceviamo Cristo, ci dovremmo interrogare su come ci troviamo nel confrontarci con la nostra anima, con la nostra coscienza, con onestà e coerenza. Portare l'Eucarestia agli ammalati non è solo portare Gesù Cristo, ma anche te stesso, bisogna portare a queste persone gioia e speranza, ascolto e comprensione. Sono consapevole che noi laici saremo chiamati ad assumerci delle responsabilità all'interno della Chiesa, l'unico consiglio che mi sento di dare, è quello di pregare il Signore perché ci indichi la strada che Lui ha scelto per noi.

a cura di Luca T.

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