Pontenure e i suoi curati – Don Francesco Mazzocchi

Pontenure e i suoi curati – Don Francesco Mazzocchi

Alla scoperta dei curati della nostra Parrocchia

Don Francesco Mazzocchi, decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla memoria.

Il terzo e ultimo curato "Pontenurese", sia pure soltanto d'azione, del quale vogliamo approfondire in modo particolare la vicenda umana è don Francesco Mazzocchi, che al pari di don Carozza cadde in combattimento poco più che trentenne durante la Seconda guerra mondiale e per il suo eroico comportamento ottenne una Medaglia di bronzo alla memoria.

Don Francesco nasce a Castel San Giovanni l’11 maggio 1912, figlio di Antonio e Rosa Lonsenti. Ordinato sacerdote il 6 aprile 1935, l’anno successivo viene mandato come curato a Pontenure, dove per circa due anni resta al fianco dell’anziano arciprete monsignor Cardinali, prima di essere trasferito presso alcune parrocchie della città di Piacenza (dal 1938 è curato in Santa Brigida; dal 20 giugno 1940 in San Pietro). Come altri giovani sacerdoti piacentini, anche don Francesco esprime il desiderio di lasciare la parrocchia per essere arruolato volontario come cappellano militare. Richiamato in servizio il 21 marzo 1941, l’anno successivo viene destinato come cappellano presso il 1° Battaglione chimico lanciafiamme operante sul fronte russo. Prima di partire per la guerra, don Francesco insegna inoltre come professore di religione presso la Scuola di avviamento professionale industriale “Coppellotti” di Piacenza.

I soldati del suo reparto, data la loro particolare specialità, sono dislocati nelle zone più disparate e remote del fronte, ma don Francesco, non rassegnandosi di fronte alle innumerevoli difficoltà dovute alle distanze enormi di quel territorio e alla estrema penuria dei mezzi di trasporto, riesce ad essere presente ovunque si trovi distaccato anche soltanto un piccolo nucleo degli uomini affidati alla sua cura pastorale. Al loro fianco condivide gli innumerevoli pericoli e i disagi della vita di trincea sulla remota frontiera del Don, il grande fiume russo che per molti mesi segna la linea del fronte nella sconfinata steppa.

Nella tarda estate del 1942 le truppe italiane, che costituivano l’8a Armata, la sventurata ARMIR, respingono una grande offensiva russa, consolidando la linea del fronte. Il 21 agosto 1942 don Francesco, portatosi fin sotto il fuoco nemico per recuperare i feriti e far giungere una benedizione ai moribondi, viene colpito al braccio destro da una pallottola perforante. Ricoverato in un ospedale da campo per le prime medicazioni, rifiuta energicamente ogni proposta di riposo e si avvia, ancora col braccio fasciato attorno al collo, verso la prima linea assieme al comandante del battaglione e a un capitano medico, per tornare a svolgere la sua missione di sacerdote.

All’ingresso dell’ultimo villaggio della zona occupata dalle nostre truppe, l’autovettura sulla quale si trova don Francesco viene fatta segno di un’intensa scarica di mitragliatrice da parte di alcuni militari russi che si sono infiltrati nel villaggio. Mentre gli ufficiali provvedono ad una immediata opera difensiva aprendo il fuoco, don Francesco, nell’atto di scendere dalla macchina per porsi in salvo in un canalone laterale, viene colpito nuovamente da una raffica all’addome, che lo abbatte al suolo. Prima di morire ha appena il tempo di pronunciare questa frase, raccolta dall’ufficiale medico che gli stava accanto: «Sono ferito. Pensate a voi. Difendetevi».

La morte di don Francesco destò profonda impressione tra le truppe operanti sul fronte russo, e gli meritò il conferimento di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla memoria. Lo stesso maresciallo Messe, da molti considerato il più abile generale italiano della Seconda guerra mondiale, ebbe ad esprimere la sua più alta ammirazione nei confronti di don Francesco: «Abbiamo avuto con lui il quarto cappellano morto in combattimento. In nessun altro fronte è derivata tanta gloria alla loro missione». Il comandante dell’8° Raggruppamento chimico d’Armata, dal quale dipendeva l’unità di don Mazzocchi, disse invece di lui: «Incontrò eroicamente la morte sul campo di battaglia. La figura di tale sacerdote, così consapevole dell’altezza della propria missione, rimarrà nel cuore di tutti i soldati e gli ufficiali che lo conobbero». Il suo paese natale, Castel San Giovanni, ha dedicato alla memoria di don Francesco una delle vie cittadine.

Luca T.

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