Il Padre Nostro – Preghiera dei figli (2a parte)

Il Padre Nostro - Preghiera dei figli (2a parte)

"Quando pregate dite così" (Luca 11,2)

"Il Padre Nostro è la sintesi di tutto il Vangelo” Questa preghiera del Signore Gesù Cristo, pronunciata dalle sue divine labbra e nominata dal suo Spirito, sale al cielo per la sua grazia e affidata al Padre ciò che il Figlio ci ha insegnato" - (Tertulliano)

Allora anche l'atteggiamento con cui ci disponiamo a questa preghiera diventa fondamentale e parte della preghiera stessa.

"Non solo alziamo le mani verso il Padre, ma le stendiamo" (1 Timoteo 2,8)

Le braccia aperte in un gesto che è, come nel racconto del Padre Misericordioso, richiesta di perdono da parte di chi sa di aver mancato e felicità di essere nuovamente insieme in un abbraccio d'amore. Perché se i nostri errori ci allontanano da Dio, non allontanano mai Dio da noi.

Perché Egli è fedele. Fedele alla sua promessa verso la sua creatura, fedele verso la sua promessa salvifica. Fedele verso coloro che ha creato e posti nel giardino dell'Eden. Fedele nonostante la loro scelta di allontanarsi da quel giardino, di allontanarsi dalla sua presenza e dalla sua vista.

"Allora l'uomo e la sua donna si nascosero alla vista del Signore" (Genesi 3,8). "Ma il Signore Iddio chiamò l'uomo: dove sei?" (Genesi 3,9). Dio ci cerca, Dio ci chiama anche se fuggiamo, anche se ci nascondiamo.

Egli è fedele alla sua creatura. Creati come è stato creato il mondo. Creati come sono state create tutte le cose e tutti gli altri essere viventi. Creati, non generati. A immagine e somiglianza Sua.

Ma Egli è fedele alla sua creatura. E questa fedeltà si è trasformata in un commensurabile atto di amore. Nel Credo Niceno recitiamo "Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, […] generato, non creato, della sostanza del Padre". Della stessa sostanza. Affermazione che ancor meglio rende il consubstántialem latino.

Ancor più che della stessa sostanza, si percepisce l'ultima compenetrazione del Padre e del Figlio che sono infine la medesima persona e quindi più che fatti della medesima sostanza, Essi sono la medesima sostanza che si incarna nel Mistero della Santissima Trinità.

Allora comprendiamo che la volontà di questo Dio Fedele è stata quello di donarci, attraverso uno straordinario atto di amore gratuito e attraverso il sacrificio del Figlio, la possibilità di dire "Padre Nostro". Abba, Padre. Così come lo dice Gesù nel cammino della sua vita terrena. Ed è nel Battesimo che questo dono ci viene dato.

"Ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio che scendendo come una colomba, veniva su di lui. Ed ecco dai cieli una voce che diceva: Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto" (Matteo 3,16-17).

Gesù Figlio di Dio, e noi per grazia sua, suoi fratelli e per suo merito e tramite, figli del medesimo Padre.

Da creature a figli. Perché questo Dio vuole essere Padre. Un Padre costantemente con le braccia aperte che, come il Padre Misericordioso, non chiede spiegazioni. Vuole solo accogliere i suoi figli in un abbraccio salvifico.

Allora anche noi impariamo a tenere le nostre braccia aperte per ricevere e ricambiare questa accoglienza. Aperte verso il Padre, ma anche aperte verso tutti.

Padre Nostro. Padre di tutti noi che siamo fratelli. E soprattutto siamo fratelli in Cristo cosicché possiamo dire con San Paolo: "Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me", per cui non sono io che prego, ma è Cristo che prega in me, facendoci gridare: Abba, Padre! (Galati 4,6 – Romani 8,15).

Dio Padre ascolta non le parole della bocca, ma la voce del cuore. Così come faceva Anna madre di Samuele: "Pregava in cuor suo e si muovevano soltanto le labbra, ma la voce non si udiva... e il Signore la ascoltò" (1 Samuele 1,13). Abba, Padre!

Nella nostra storia, nella nostra cultura ed anche nei nostri ricordi, conserviamo spesso un'immagine di Dio diversa da quella che ci ha consegnato Gesù. Un Dio giusto ma severo, che perdona e punisce, che sta lassù, nei cieli; che ci tiene d'occhio e si segna quando sbagliano e ne tiene conto.

Nulla è più ingiusto di tutto ciò! Tutto il Nuovo Testamento evidenzia che costantemente dalle labbra di Gesù viene pronunciata la parola Padre. I Vangeli, il cui testo ci è pervenuto in lingua greca, conservano la parola aramaica Abba. Termine con cui Gesù si rivolgeva a Dio.

In particolare, questo termine è conservato nel testo greco di Marco nell'episodio della preghiera del Getsemani: "Abba, Padre, tutto è possibile a te" (Marco 14,36).

Marco la conserva in questa forma ricordando la meraviglia nell'averla udita dalle labbra di Gesù. Marco, ebreo osservante come gli apostoli, è pieno di stupore. Mai l'aveva udita prima.

Egli conosceva il Dio che praticamente non ha nome. Quello che a Mosè che chiede: "Ecco, quando sarò giunto dai figli di Israele e avrò detto loro: È il Dio dei vostri padri che mi ha mandato da voi, se essi mi domanderanno: Qual'è il suo nome? Che risponderò loro?"

E Dio disse a Mosé: "Io sono colui che sono" un "non nome" che il tetragramma YHWH (Yod, He, Waw, He) da leggere da destra a sinistra e moderatamente traslitterato in Jehovah (GEOVA) o Yahveh (Iavé) lascia aperta la questione del nome di Dio. Tanto che gli Ebrei, restii per cultura a pronunciare il "nome", adottano correntemente il termine Adonai (Signore).

Allora possiamo ben comprendere la meraviglia di Marco e compagni e dello stesso Paolo che, esclamando con quanto giubilo i cristiani possono dire: Abba, Padre!, sembra rimanere come attonito di fronte a questo modo di parlare con Dio.

Perché è il significato di Abba che sconcerta. "Nelle preghiere in lingua aramaica si usava la solenne forma ebraica Ab per rivolgersi a Dio come Padre; e nei testi ebraici si usava la parola abba per designare il padre umano, a differenza del padre celeste Ab o abi. Contro tutti i costumi dell'epoca, Gesù si rivolge a Dio con l'invocazione Abba, intima e filiale". (Il Padre Nostro di Emiliano Jimenez Hernandez).

Secondo il talmud di Babilonia, abba è la parola che pronuncia il bambino quando inizia a parlare, "quando lascia il petto ed inizia a mangiare pane". Allora ancor più questo termine ci stupisce, perché nessun bambino pronuncia la parola "padre", tutti dicono "papà"!

Ed è questo il vero significato di Abba! E d'altra parte, come avrebbe potuto Gesù, il generato, non creato, consustanziale, il figlio diletto, rivolgersi di Dio se non chiamandolo "papà". Possiamo, se vogliamo, sorprenderci e forse anche un po' scandalizzarci per questa confidenza, ma è confidenza filiale.

La confidenza che ci viene dalla certezza di essere ascoltati da un "papà" fedele, che si cerca, che ci vuole e che ha le braccia sempre aperte. Per accoglierci, per consolarci, per perdonarci senza chiedere spiegazioni, perché la sua misericordia è infinita.

Allora "Possiamo adorare il Padre perché ci ha fatti rinascere nella sua vita, adottandoci come suoi figli nel suo Figlio unigenito, ci incorpora al Corpo del suo Cristo e, per mezzo dell'Unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei cristiani" (CCC- Catechismo della Chiesa Cattolica 2782).

Due uomini sono fratelli fra loro perché sono figli dello stesso padre. Due cristiani sono figli dello stesso Padre perché prima sono fratelli di Cristo e per suo tramite hanno accesso al Padre. Non siamo nati figli, lo siamo diventati. Non siamo stati generati, ma "acquistati".

Padre è, pertanto il nome proprio di Dio, con il quale esprimiamo la nuova relazione in cui ci ha posto la donazione dello Spirito di Gesù Cristo, l'unigenito Figlio di Dio. (Il Padre Nostro di Emiliano Jimenez Hernandez).

Un Padre che sembra nascosto, ma che ci è costantemente vicino. È vero, sta in cielo, ma, senza travisarne il significato, è il Padre che noi abbiamo sulla terra: "Non chiamate nessuno padre vostro sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Matteo 22,9).

E ci è Padre nel nostro essere cristiani e per questo Egli ci aspetta là dove siamo destinati dopo aver ricevuto la filiazione adottiva con l'acqua del Battesimo.

Come ben ci ricorda san Cirillo di Gerusalemme nella lettera a Diogneto: "I cristiani sono nella carne, ma non viviamo nella carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo"!

E quindi Padre Nostro che sei nei cieli, ti preghiamo costantemente per quello che avremmo dovuto pensare e non abbiamo pensato, per quello che avremmo dovuto dire e non abbiamo detto, per quello che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto.

La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.

Nel ciel che più della sua luce prende
fu io, e vidi cose che ridire
ne sa ne può chi di là su discende;

perché appressando sé al suo desire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.

(Divina Commedia, Canto 1,1-9)

Domenico Bergonzi

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