L’importanza e il senso del servizio dei coristi nella Chiesa e del grande rapporto tra Liturgia e Musica

L’importanza e il senso del servizio dei coristi nella Chiesa e del grande rapporto tra Liturgia e Musica

Belle e interessanti meditazioni prese da vari testi di due grandi Padri della Chiesa: S. Agostino e S. Ambrogio

Cantate al Signore un cantico nuovo (Salmo 149:1)

Come nasce il bisogno di cantare. Quando abbiamo dentro qualcosa come dei sentimenti forti, che non sappiamo esprimere perché non abbiamo le parole giuste, ma che non vogliamo tacere, allora, il canto nasce per questo bisogno-urgenza che sentiamo dentro del dover dire (quello) che non sappiamo articolare con un linguaggio molto chiaro, si potrebbe chiamare canto di giubilo. Nel salmo: “Cantate a Lui un canto nuovo, cantate a Lui con arpe” vuol proprio dire cantare con questo desiderio di potergli comunicare quello che non gli sappiamo dire, ma che non possiamo tacere: il bene che Gli vogliamo. Cantare con arpe nel giubilo significa comprendere e non saper spiegare a parole quello che si canta con il cuore, come i mietitori mentre lavorano, hanno un piacere suscitato dal canto simile all’abbraccio del creato.

“Ma quando canti cosa non trovi?”. Quando si canta o si fa musica si trova tutto, se si cerca qualcosa per la propria fede, per la propria vita, la si trova nel canto, cosa c’è di più bello e dolce che cantare al nostro Dio? È un linguaggio universale è un modo per farsi capire e comunicare con tutti, è un essere credenti in modo gioioso, una confessione di fede lieta, canora; non è una confessione di fede pesante, dei pensieri, delle dottrine, dei comandamenti, dei precetti, dei concetti, ma è canora, musicale quindi è pura gioia per essere liberi, come un grido di felicità, un suono di letizia. Il canto rende miti nell’ira, solleva dalla malinconia, è immagine di serenità, un anticipo di pace e di fraternità, infatti, da mille voci conduce ad una unica melodia, come un coro.

Mentre si canta per piacere e con gioia allo stesso tempo impariamo grandi cose: la dottrina, cioè le cose difficili e pesanti, con la grazia, cioè la dolcezza delle note musicali, che si incrociano fra loro e giocano per creare un linguaggio di comunione. Nelle corali uno deve sentire, ascoltare la voce e il suono dell’altro, altrimenti si stona, ma una voce non è uguale a quella dell’altra voce, per cui è solidarietà, unità e, nella differenza il canto mette insieme le differenze e le fa diventare bellezza – questa è Chiesa: ascolto dell’altro, non c’è parola senza ascolto, vita di fraternità. Le pause di cui è fatta la musica, sono importanti segni di non precipitazioni, di non impazienza, perché se non c’è pausa non c’è ritmo. Se non c’è l’ascolto non c’è l’armonia che fa andare in profondità l’armonia, e la pausa permette di dare il ritmo, ma significa anche aspettare l’altro suono; è come aspettare l’altra persona, l’altra vita, la verità che viene dall’alto, il suono di Dio. Il canto permette di fare l’esperienza più grande per un credente, allora dobbiamo domandarci: “Chi è il cantore? Chi è uno che fa musica?” Senz’altro sono artisti, non per uno spettacolo davanti al mondo, come è di moda al giorno d’oggi, ma davanti a Dio.  Dio desidera che davanti a Lui non siamo degli artisti, perché se si canta il motivo è che il mistero di Dio, la sua grandezza ha lasciato una impressione sulla nostra vita.  È la gloria di Dio: la sua forza piena d’amore che non lascia mai indifferenti e in questo modo il canto aiuta le persone ad essere più sensibili.

Il servizio del cantore è: dedicarsi con arte a stimolare il popolo alla preghiera, quindi nella comunità, nell’assemblea sono coloro in grado con il canto e la musica di perforare l’indifferenza, alla risposta. Quando c’è una bella musica o un bel canto nella liturgia, le persone diventano più emotivi quindi è vinta la differenza, si è creata una breccia nell’indifferenza: i cantori fanno si che l’assemblea reagisca, sia reattiva, non sia passiva, contribuisce a risvegliare ciò che ciascuna persona che viene in Chiesa custodisce nel segreto. Ma se la stessa assemblea contiene una disponibilità alla risposta, il senso del canto è che tutti cantino ispirati, stimolati dai cantori. La liturgia ha bisogno del cantore perché l’assemblea liturgica è spesso come il cosmo che è pieno della gloria di Dio ma non fa udire la sua voce, il canto si fa voce della gloria di Dio. La musica permette alle persone di protendersi, uscire da sé e tendere verso l’alto, cioè verso Dio. Musica e canto sono davvero linguaggi che tengono viva la relazione con il mistero, perché sono esperienze che scuotono e che spingono l’uomo all’incontro.  Chi canta non sempre ha una conoscenza didattica ottenute dopo cicli di studio presso conservatori o scuole specifiche musicali, ma ha nel cuore la voglia di esprimere il suo amore per Dio attraverso il carisma della voce, un estimatore di un arte che vuole portare ai fratelli.

Non ci si deve sentire inappropriati, paurosi di sembrare non ben intonati, armonici, melodiosi, agli orecchi di chi ascolta, allora davanti a Dio dovremmo immaginarci sempre in grande difficoltà quotidianamente. A Pontenure siamo fortunati ad avere due cori: il veterano “La Torre” diretto dalla maestra Paola Valla, e da qualche anno l’emergente “Perfetta letizia” diretto dalla sig.ra Silvia Riboni, che accompagnano le varie liturgie Eucaristiche, ma si ha bisogno di nuove voci che possano accrescere il numero dei cantori e in alcuni casi anche rimpiazzare alcuni veterani che per età o per fattori naturali hanno lasciato vacanti i loro posti. Questo è un invito aperto a tutti i pontenuresi che a qualsiasi età o sesso, possono avvicinarsi a questo meraviglioso e gratificante modo di mettersi a servizio volontario della comunità e soprattutto del Signore.       Annarita

Una bella foto di gruppo, di qualche tempo fa, dei cantori del Coro "La Torre".

I cantori del Coro "Perfetta Letizia", in divisa bordeaux, schierati in bell'ordine per la classica foto di gruppo.

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3 Responses

  1. Elena ha detto:

    Faccio parte del coro della mia parrocchia. Da sempre ho avuto passione per il canto e quando canto lo faccio con tutta me stessa, con amore cercando di esprimere e condividere emozioni…. ad un certo punto ho deciso anche la necessità di frequentare privatamente dei corsi professionali tenuti da docenti qualificati per imparare a migliorare la tecnica. E così ho fatto. Ho partecipato a saggi, esibizioni a scopi benefici sempre cercando di trasmettere quante più emozioni possibili. Da quasi un’anno faccio parte del coro della mia parrocchia. Sin dall’inizio ho trovato un muro da parte della direttrice del coro che con le sue prepotenze, maleducazione e pretese mi ha più di una volta messo in imbarazzo…. dicendomi che dovevo assolutamente essere sempre presente ( io sono mancata solo 2 volte su 32 !!! E per motivi famigliari). Dicendomi che ero l’ultima arrivata e che non potevo per questo giustificarmi in caso si assenze e che se mi stavano bene le sue regole potevo anche andarmene via.
    Ho sempre rispettato le sue regole e tranne due domeniche di assenza… ho sempre partecipato, anche alle prove.
    Quando in riunione ho cercato di proporre gentilmente eventuali canzoni o l’inserimento es:. di tamburelli… lei mi ha fulminato sul nascere!
    Le ho chiesto anche di incontrarci per un caffè e mi ha risposto “ Tu non lavori, io si e non ho tempo da perdere!”. E poi” Forse non hai capito che nel coro c’è una direttrice e quella sono io, io che comando!”. I miei erano solo innocui suggerimenti, idee… è vietato condividere in un gruppo pensieri o idee? Il nostro è un servizio all’assemblea , ai nostri fratelli cantando con gioia a Dio .
    Non capisco sinceramente tutta questa grettezza, prepotenza ed ostilità da parte di una direttrice del coro.
    È arrivata oltre a me poi (da tre mesi ) una nuova corista… e lei non ha voluto nemmeno inserirla in chat!
    È forse un’esempio di fratellanza cristiana il suo atteggiamento?

  2. AnnaRita ha detto:

    Cara Elena, ho appena letto il tuo intervento al nostro articolo.
    Sono particolarmente triste per il tuo disagio con la maestra del coro, alla quale hai offerto cristianamente e al servizio della comunità il tuo carisma: la voce.
    Un coro è l’insieme di tanti cuori che all’unisono e con umiltà, danno gloria Dio.
    Non conosco la tua Parrocchia, ma formalmente ti invito nel nostro gruppo a Pontenure, personalmente ti offrirò con simpatia un benvenuto e un caldo caffè.
    AnnaRita☺️☺️☺️

  3. Paolo ha detto:

    Cara Annarita ,
    Ho un dubbio… che mi assilla …una domanda: “ Ma il nostro coro può cantare in un’altra parrocchia? Ti spiego meglio. Noi prestiamo servizio ogni domenica durante messa nella nostra parrocchia alla stessa ora … e la maestra di canto ha proposto di cantare una domenica, stesso orario in altra chiesa… lasciando cosi la nostra parrocchia allo scoperto!
    Inoltre il nostro parroco è stato informato che il coro non sarà presente quella domenica per impegno ma… la maestra in questione… non gli ha spiegato il perché saremo assenti!
    Così in pratica dovremmo seguire la maestra e cantare in un’altra chiesa … quando invece dovremmo prestare normalmente sevizio nella nostra parrocchia. Non mi sembra una cosa corretta…
    Ed il nostro parroco non ne conosce le motivazioni…. ha saputo da lei che saremo assenti e basta.

    Inoltre la stessa maestra questa estate..ci ha avvisati che eravamo “ esonerati” dal prestare servizio di canto per tutta l’estate di comune accordo col nostro parroco… ma il parroco dice che è stata una sua iniziativa…. che per lui andava bene anche il servizio prestato da alcuni membri anche se eravamo rimasti pochi in città in estate nel coro.
    Ma la maestra può prendere liberamente certe iniziative o no?
    Grazie

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