Venerdì Santo 2018, la nostra Via Crucis per le vie del paese

Venerdì Santo 2018, la nostra Via Crucis per le vie del paese

Ecco il vessillo della croce, mistero di morte e di gloria: l'artefice di tutto il creato è appeso ad un patibolo.

Come ogni anno, anche ieri sera, venerdì 30 marzo, alle 21:00, si è snodata per le vie di Pontenure la Processione della Via Crucis. Ad aprire il corteo la banda "Del Val-Pegorini", quindi la croce di legno, che precedeva il nostro parroco don Mauro Tramelli e don Josuè Brito da Silva, la statua del Cristo morto e quella della Madonna addolorata portate rispettivamente da quattro uomini e quattro donne che si alternavano, poi il popolo, una fitta folla silenziosa e raccolta in devota preghiera. Canti e letture hanno guidato la riflessione personale.

Una partecipazione corale e molto sentita, una tradizione forte, amata da tanti Pontenuresi, uno strumento ed un aiuto per meditare sulla Passione di Cristo che, pur essendo davvero Figlio di Dio, ha condiviso fino in fondo la nostra natura umana. Egli ben sapeva che la folla, poco tempo prima osannante, l'avrebbe condannato a morte; in tanti l'avevano visto guarire paralitici e indemoniati, ridare la vita a chi era morto, ma ora lo schernivano, lo accusavano, e molti tra coloro che gli erano stati più vicino ebbero paura e lo abbandonarono, temendo di fare la sua stessa fine.

Egli subì l'ingiusta condanna senza rinnegare sé stesso e senza ribellarsi, ma lanciò il suo grido al Padre perché lo soccorresse, la sua sofferenza infatti era diventata superiore ad ogni capacità di resistenza umana. Tutto patì questo Figlio: la solitudine, la derisione, la tortura fisica; tutto si consumò in Lui. Dopo la condanna il popolo urlante lo aveva seguito lungo la via che portava al Calvario caricandolo della croce, sotto il peso della quale Gesù è caduto tre volte. Lo accompagnavano impotenti e straziate dal dolore, la madre e alcune donne che in Lui avevano riconosciuto il Salvatore. Allo stremo delle sue forze, il cireneo lo affiancò per aiutarlo a portare, fino al luogo della crocefissione, quel legno su cui sarebbe stato inchiodato; nonostante lo sfinimento, ebbe ancora la forza di consolare sua madre e di affidarle Giovanni, chiedendo a questi di aver cura di lei. Infine spirò ed il suo corpo martoriato fu tolto dalla croce e deposto nel sepolcro. Tutto, umanamente, era compiuto.

Questo, molto brevemente, il "fatto" raccontato nei quadri fissi interpretati dai ragazzi del Catechismo e dagli Scout affiancati e supportati dai loro catechisti ed educatori. Già, perché da diversi anni la tradizionale Via Crucis è resa più viva, grazie alla disponibilità dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che si trasformano in "attori" sotto l'abile e attenta regia di alcune catechiste.

Il risultato finale è comunque un grande lavoro di squadra, che per alcuni giorni vede all'opera tante persone impegnate in ambiti diversi, parrocchiani che in vario modo mettono a frutto i loro talenti e che don Mauro non ha dimenticato di ringraziare.

Nella sua riflessione conclusiva il nostro parroco, dal sagrato, ci ha parlato del "grido" di Dio verso l'uomo e del "sollievo" che dobbiamo portare agli altri. Nel primo si può leggere l'amore del Padre che vuole squarciare i rumori assordanti da cui è avviluppata la nostra vita; nel secondo l'invito, sull'esempio di Cristo, ad essere di sollievo, cioè a "farci carico" delle sofferenze e dei bisogni dei nostri fratelli.

Cosa rimarrà di questa Via Crucis? Non c'è un'unica risposta: ognuno però ha avuto l'opportunità di avvicinarsi con più attenzione al giorno tanto atteso della Pasqua,

Terribili sono lo smarrimento e la paura nella sofferenza; anche Lui c'è passato in quanto vero uomo, anche Lui è morto fisicamente, ma poi è risorto, perché è solo la Via della Croce che porta alla vita che non finisce.

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