Domenica 24 Novembre, festa di Cristo Re, nasce al Comunità pastorale di Pontenure

Domenica 24 Novembre, festa di Cristo Re, nasce al Comunità pastorale di Pontenure

Si può fare, si può fare, puoi prendere o lasciare si può crescere, cambiare continuare a navigare”. Le parole di Angelo Branduardi hanno scandito la solenne celebrazione che domenica 24 novembre ha dato il via ufficialmente alle Comunità pastorali nella Diocesi di Piacenza- Bobbio. Il rito è iniziato nella basilica del patrono Sant’Antonino, con le parole del vicario generale mons. Luigi Chiesa che ha espresso la gioia per questo momento che vuole unire le comunità del territorio diocesano e far sentire tutti parte dell’unica Chiesa di Cristo. La storia di questo cammino è stata oggetto della riflessione di don Paolo Cignatta, vicario episcopale per il coordinamento degli Uffici pastorali; il percorso è ora giunto all’assemblea sinodale del 24 novembre nella solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo. Laici, consacrati, diaconi e presbiteri hanno condiviso questo itinerario e hanno espresso pubblicamente l’impegno di realizzarlo. 

Le parole dei laici. - «Il nostro contributo dal 2014 alla realizzazione delle Comunità pastorali – ha affermato Massimo Magnaschi, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro – oggi ci impegna a dire il nostro «sì» convinto, ad abitare e vivere il cambiamento in atto nella nostra Chiesa ponendo sempre la persona al centro». «Ci impegniamo a vivere l’unità nella diversità - ha aggiunto Ilaria Massera, presidente di Azione Cattolica - nella corresponsabilità tra sacerdoti, laici, associazioni e movimenti per costruire una Chiesa casa accogliente, per farci prossimi a tutte le persone nel territorio diocesano, per coltivare un dialogo e un confronto nello stile del rispetto». «Come laici - ha continuato Francesco Luppi, insegnante di religione - vogliamo andare alla sostanza delle questioni, a valorizzare e rendere protagonisti tutti i carismi presenti nelle comunità e assicuriamo l’impegno di aiutare nella conduzione della vita pastorale le nostre parrocchie». L’apporto dei laici è stato marcato nelle parole chiave: essenzialità, corresponsabilità, sincerità del cuore, autenticità, coerenza e continuità. Espressioni che vogliono aprire uno sguardo al futuro in un tempo grigio, ma che, attraverso una forte condivisione nelle scelte con presbiteri e religiosi, potrà realizzare veramente una chiesa in uscita, casa di tutti.

I consacrati. - Anche i consacrati, attraverso la testimonianza di Piera Corona, responsabile dell’Ordo viduarum, hanno espresso il desiderio di ravvivare la fede con la preghiera e il servizio alla Chiesa e hanno assicurato il loro apporto nella costituzione delle Comunità pastorali. «Nella fedeltà al carisma dei nostri fondatori e fondatrici, come religiose, - ha aggiunto suor Anna Rosa Amatulli, madre provinciale delle Figlie di S. Anna - ci impegniamo a mettere in discussione le sicurezze raggiunte e ad aprirci allo spirito missionario per un amore solidale, misericordioso, concreto e materno. Siamo donne - ha continuato la religiosa - che nelle nostre appartenenze carismatiche esprimiamo la nostra dedizione a Dio e per condividere questo nuovo cammino ecclesiale». «Rigenerare noi stessi come religiosi – ha sottolineato lo scalabriniano padre Sante Zanetti – è l’opportunità delle Comunità pastorali. Anche se siamo consapevoli di non poter contare su grandi numeri e grande visibilità, siamo convinti che il carisma di ogni nostra famiglia religiosa possa e debba ritrovare maggior significatività all’interno di questa nostra Chiesa locale».

I diaconi e i sacerdoti. - Anche i diaconi Lorenzo Palumbo, Giuseppe Chiodaroli e Matteo Dell’Orto hanno assicurato, attraverso il loro ministero nel servizio, piena collaborazione alle Comunità pastorali. Hanno evidenziato il senso della loro missione sull’esempio di Gesù che è venuto per servire e non per essere servito. «La koinonia è il cuore pulsante della comunità - hanno affermato mons. Giuseppe Formaleoni, rettore della Casa del clero «Cerati» e don Federico Tagliaferri, parroco a san Giuseppe Operaio; - come presbiteri cercheremo di attuare uno stile sinodale favorendo la comunione per superare visioni particolari, campanilismi e difficoltà di collaborazione». Anche don Fabio Galeazzi, vicario parrocchiale a Nostra Signora di Lourdes, ha posto l’accento sul coraggio che deve avere la Chiesa per operare le vie di cambiamento. «Siamo sostenuti - ha aggiunto il sacerdote - dalla convinzione della scelta positiva che si sta per attuare, fondata su rispetto e stima reciproca; occorre favorire le destinazioni di noi preti non solo in riferimento alle necessità individuali, ma secondo una progettualità che si basi sul bene delle comunità».

La messa in Cattedrale. - La celebrazione si è poi spostata in Cattedrale dove l’assemblea è stata accolta all’ingresso da una suggestiva danza, proposta dalle ballerine dell’Accademia “Domenichino di Piacenza”, sulle note della canzone I santi di Branduardi. Le parole del Vescovo mons. Gianni Ambrosio hanno dato risalto al significato dell’evento sinodale per la Chiesa di Piacenza-Bobbio. «La nostra comunità diocesana – sintetizziamo le sue parole - sta indossando un vestito in parte nuovo. Infatti, rimodellando l’antico abito delle parrocchie si vuole camminare più speditamente con il passo del pellegrino e rispondere alle esigenze del nostro oggi». «Da quella rete capillare delle molte parrocchie – ha aggiunto mons. Ambrosio - siamo arrivati alle Comunità pastorali e il cambiamento deve essere l’occasione propizia per rendere grazie al Signore e riscoprire la vocazione di una Chiesa pellegrina e missionaria». Perseveranti nel cammino è il titolo della Lettera pastorale che mons. Vescovo ha indirizzato alla diocesi e si articola su quattro parole: kairos, conversione, comunione e stile. «Sono queste le espressioni - ha aggiunto mons. Ambrosio - da mettere nella bisaccia del pellegrino, ma soprattutto nel cuore». La liturgia è proseguita con la lettura, da parte del cancelliere vescovile don Mario Poggi, di un estratto del decreto di costituzione delle Comunità pastorali. Il Vescovo ha poi consegnato ad ogni Comunità, nella persona del sacerdote Moderatore e di quattro laici collaboratori, copia del decreto di costituzione, la Lettera pastorale e l’icona della santa comunione, prodotta nell’originale dalla Comunità di Bose.

A rappresentare le parrocchie di Pontenure, Valconasso, Paderna e Muradello erano presenti il nostro parroco don Mauro Tramelli, nominato dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio moderatore della nuova Comunità pastorale di Pontenure che raggruppa le quattro parrocchie presenti nel territorio del nostro Comune, i coniugi Luciano Gavardi e Rosita Galli e i giovani Beatrice Boeri e Angelo Premoli, nominati da don Mauro con l'approvazione del Consiglio pastorale.

La mappa delle nuove Comunità pastorali in cui saranno suddivise le parrocchie della nostra Diocesi.

Nuova geografia della Diocesi. - Il nuovo assetto prevede la divisione del territorio diocesano in 38 comunità pastorali che, pur lasciando in vita le 418 storiche parrocchie, di fatto vanno a mutarne le linee pastorali. Il vicariato di Piacenza e Gossolengo (nella cartina di colore celeste) ne ha nove con in tutto 108mila abitanti e 37 preti (uno ogni 2.900 abitanti); il vicariato della Valdarda (verde chiaro) sempre nove comunità pastorali, con in totale 59.840 abitanti e 38 preti (uno ogni 1.660); il vicariato della Valnure (verde scuro) sei, con 35.900 abitanti e 18 preti (uno ogni 1.990); il vicariato della Bassa e Media Valtrebbia e Valluretta (arancio) tre, con in totale 33.300 abitanti e 15 preti (uno ogni 2.220); il vicariato della Valtidone (rosso) quattro, con 31.450 abitanti e 22 preti (uno ogni 1.430); il vicariato di Bobbio, Alta Valtrebbia, Aveto e Oltre Penice (giallo) quattro, con 10.540 abitanti e 12 preti (uno ogni 878); il vicariato della Valtaro e della Valceno (rosa) tre, con 15.690 abitanti e 12 preti (uno ogni 1.300).

La solennità di Cristo Re è stata quindi vissuta dalla Chiesa di Piacenza-Bobbio come un grande evento che ha riunito il popolo di Dio in assemblea nella gioia e nella consapevolezza di un nuovo cammino che apre al futuro.

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