I primi dieci anni di sacerdozio di don Josuè

I primi dieci anni di sacerdozio di don Josuè

Don Josuè Brito da Silva celebra la sua prima messa il giorno 8 dicembre 2010, solennità dell'Immacolata Concezione, presso la Collegiata di Fiorenzuola d'Arda.

Lo scorso sabato 5 dicembre si è celebrato il decimo anniversario di ordinazione presbiterale di don Josuè Brito Da Silva, parroco di Paderna e Valconasso e collaboratore presso la nostra Parrocchia, presso la quale ogni domenica celebra la santa messa delle ore otto e dove per parecchi anni ha seguito nel loro cammino di preparazione i ministri straordinari dell’Eucarestia, facendo inoltre spesso visita alle persone malate e anziane per amministrare loro il sacramento dell’Eucarestia.

Classe 1973, don Josuè è originario del Brasile e ha ricevuto la sua formazione filosofica e teologica a Roma, per poi entrare nel Seminario vescovile di Piacenza. Dopo aver prestato servizio come seminarista nelle parrocchie di Rivergaro, dove affiancava don Giovanni Cordani, e di Borgotaro (in provincia di Parma), dove si divideva tra i giovani e l’Oratorio, nel settembre 2010 l’arrivo a Fiorenzuola d'Arda. Al 5 dicembre di quello stesso anno risale l’ordinazione sacerdotale da parte di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio. Ha celebrato la sua prima messa il giorno 8 dicembre 2010, solennità dell’Immacolata Concezione, nella chiesa Collegiata di Fiorenzuola, parrocchia dove ha trascorso i successivi due anni, prima del suo arrivo nel nostro paese come amministratore delle parrocchie di Valconasso e Paderna.

In questi ultimi anni, don Josuè ha saputo valorizzare alcune belle tradizioni iniziate dai suoi predecessori (come la grande Festa della Famiglia, che agli inizi di ottobre riunisce gli sposi di tutte le parrocchie del Comune di Pontenure nella gioiosa celebrazione degli anniversari di nozze), ma non ha mancato di promuoverne di nuove. Tra queste la rassegna canora natalizia, che si tiene ogni anno all’inizio di dicembre, ma anche la speciale devozione a San Giuda Taddeo, l’apostolo dei casi impossibili, che negli ultimi anni si è grandemente diffusa a Paderna, la festa della Parrocchia di Valconasso (che si tiene ogni anno l’ultima domenica di maggio con la partecipazione dei bambini del Catechismo) e le sante messe di guarigione, per le persone malate nel corpo e nello spirito, che si tengono periodicamente sempre presso la chiesa di Valconasso.

Grande devoto della Beata Vergine, don Josuè negli scorsi anni ha spesso organizzato pellegrinaggi in famosi santuari mariani, cui hanno partecipato in gran numero anche molti fedeli della nostra Parrocchia. Grazie alla sua sensibilità e al suo impegno, sono stati poi effettuati alcuni impegnativi lavori di restauro presso la chiesa di Paderna ma soprattutto presso la chiesetta di Valconasso, dedicata a Santa Maria Assunta, riportata a nuova vita nel 2017 con la valorizzazione dei suoi affreschi quattrocenteschi. Da qualche anno don Josuè sta frequentando un corso per la scrittura delle icone ed è un grande appassionato di questa nobile arte, cui si dedica con talento e passione nel tempo libero lasciatogli dal suo ministero.

Se devo racchiudere questi dieci anni in una sola frase, – ha ricordato don Josuè in una recente intervista al settimanale diocesano Il Nuovo Giornale è quella del Vangelo di Luca: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». Dieci anni faticosi, ma fecondi e ricchi di umanità, intessuti dalla Provvidenza di incontri, come ricorda lui stesso: “Di questi primi dieci anni di servizio mi restano dentro le persone, gli incontri, le forti esperienze di dialogo e accoglienza che ho sperimentato. Per me essere sacerdote è anche saper ascoltare: è l’ascolto il punto di partenza da cui si può costruire qualcosa insieme; è ascoltando che si può scorgere una luminosa finestra che apre all’altro e a Dio”.

La centralità dell’incontro e del dialogo, quindi, che possono avvenire anche attraverso i sacramenti, in particolare la confessione, un sacramento da riscoprire e valorizzare. “Oggi noi sacerdoti – si legge ancora nell’intervista – siamo troppo presi dal fare, dai troppi impegni, ma prioritario è dare tempo per questo sacramento. La gente va in chiesa e spesso non trova nessuno ad aspettarla. Per questo, negli anni, ho dedicato tempo ad attendere seduto in chiesa, senza pretese: le persone sanno che sei lì ad aspettare loro e prima o poi arrivano”. Una necessità, la ricerca di accoglienza e ascolto, che emerge ancora di più in questo tempo segnato da paure e incertezza a causa della pandemia: “Oggi si cerca di salvare il corpo, ci si concentra su di esso, a causa dell’incredulità che caratterizza questo tempo: se tutto finisce su questa terra, ovviamente faccio di tutto per mettermi in salvo. Solo la fede ci salva, diversamente s’inizia a sprofondare e non si sa dove sbattere la testa. Ma una via d’uscita c’è, dal male quanto dal virus: Cristo”.

Anche la nostra Comunità parrocchiale si unisce alle preghiere dei parrocchiani di Valconasso e Paderna, perché il Signore conceda a don Josuè e a tutti i sacerdoti  pontenuresi - passati o presenti - la grazia di un fecondo e lungo ministero in una sempre più stretta unione con Cristo Signore, pastore buono e amorevole di tutte le anime.

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