La Domenica delle Palme ci introduce ai riti della Settimana Santa

La Domenica delle Palme ci introduce ai riti della Settimana Santa

"Noi, dunque, corriamo incontro al sommo principe; cantando inni di gloria, innalziamo palme di gioia" (dall'inno Celsæ salútis gáudia)

Ieri, 28 marzo di questo secondo anno difficile, si è celebrata la festività della Domenica delle Palme. Per i motivi che tutti ben conosciamo, non è stato possibile effettuare la tradizionale processione che, partendo dalla Casa di riposo Parenti, avrebbe condotto il popolo festante alla nostra chiesa per ricordare l’ingresso e l’accoglienza gioiosa di Gesù in Gerusalemme.  Questa mancanza non ha comunque impedito a noi fedeli che entravamo in chiesa, di essere immersi nella liturgia specifica del giorno: l’ulivo benedetto infatti era posto in un grande cesto ai piedi dell’altare, presente sulla Mensa eucaristica e  ai lati del tabernacolo quasi a voler abbracciare il Cristo . Le parole e la musica dei bellissimi canti intonati dal coro “Perfetta letizia”, così come il servizio attento dei due chierichetti, hanno contribuito a rendere viva la celebrazione trasmessa in diretta streaming. La sensazione era quella di essere chiesa, tutti lì per vivere con Lui la festa senza dimenticare, come ha ben sottolineato don Mauro Tramelli all’inizio della sua omelia, che  tale celebrazione introduce ai riti della Settimana Santa.

Dopo la lettura della Passione di Cristo seguita con attenta partecipazione dalla numerosa assemblea, il celebrante nelle sue parole ha ripreso il grido di Gesù “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” E in questo grido ci sono tutto lo strazio, il senso di impotenza, lo smarrimento, l’incredulità di fronte a ciò che la mente umana non può comprendere. Le parole della Passione del Figlio sono le nostre stesse parole quando il dolore ci torce l’animo e il cuore, quando da quel dolore stillano gocce di sangue. Il Cristo è nato  tra  noi come uomo e come tale nulla gli è stato risparmiato: volontariamente e senza colpa alcuna Egli ha accettato la sua croce, perché ciascuno di noi potesse salvarsi dalla disperazione e rivolgendosi al Padre dire “…non sia fatta la mia, ma la tua volontà “…. In preda all’angoscia pregava intensamente…”  (Lc 22 ) E il Padre, che non ha abbandonato il suo figlio prediletto, non abbandona noi: nel nostro grido c’è un bisogno immenso di Lui, la ricerca della Sua mano a cui aggrapparci, certi che quanto più siamo fragili, tanto più forte è e sarà la mano che ci afferra. - Rosita

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