Anna e Gioacchino, i Santi genitori di Maria Santissima

Anna e Gioacchino, i Santi genitori di Maria Santissima

Pur nell’uso dei mezzi poveri e per nulla sensazionali (che differenza rispetto al nostro modo di pensare), nella sua infinita sapienza Dio proporziona gli strumenti al fine, le persone all’opera. Convinta di questo, la pietà popolare ha riconosciuto la sapienza delle scelte divine, decretando un culto straordinario ad Anna e Gioacchino, i fortunati genitori di Maria, «nonni materni» di Gesù.

Il culto di Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente, al tempo dell’imperatore Giustiniano, nel IV secolo, e poi in Occidente, intorno al X-XI secolo. Con la riforma del Concilio Vaticano II la loro memoria nel calendario liturgico è stata fissata al 26 luglio. Tanto in Oriente quanto in Occidente vi è l’usanza di felicitare i genitori quando nasce una creatura; così la nascita di Cristo è seguita dalla festa delle congratulazioni indirizzate a Maria (1° gennaio), e alla nascita della Vergine (8 settembre) si fa precedere la festa delle felicitazioni a Gioacchino e Anna.

Paradossalmente nei Vangeli canonici non ci sono affatto riferimenti sui genitori di Maria: le notizie su di loro sono state ricavate perlopiù da testi apocrifi, ossia testi esclusi dal canone delle Sacre Scritture, come il Protovangelo di Giacomo (risalente al II secolo) e il Vangelo dello pseudo-Matteo (VIII-IX secolo), oltre che dalla tradizione. Anna era una israelita della tribù di Giuda, figlia del sacerdote betlemita Mathan, con discendenza quindi dalla stirpe davidica. Ricercata fin dall’infanzia in matrimonio da molti illustri notabili, fu alla fine data in sposa a Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco, appartenente alla famiglia reale di Davide.

Nel Protovangelo di Giacomo si narra che Gioacchino un giorno, mentre portava abbondanti offerte al Tempio, come faceva ogni anno, fu apostrofato dal sommo sacerdote Ruben con queste parole: «Tu non hai diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole». Gioacchino, umiliato e sconvolto da quelle parole, decide allora di ritirarsi da solo nel deserto per pregare e per quaranta giorni e quaranta notti implora Dio, fra lacrime e digiuni, di dargli una discendenza. Anche Anna trascorre molti giorni raccolta in devota preghiera, chiedendo a sua volta al Signore la grazia della maternità. Le suppliche di Gioacchino e Anna vengono infine ascoltate da Dio e un angelo del Signore appare separatamente ad entrambi avvertendoli che stanno per diventare genitori. L'incontro sulla porta di casa fra i due sposi, dopo l'annuncio si arricchisce nei secoli di particolari leggendari, come il bacio che Anna e Gioacchino si sarebbero scambiati dinanzi alla Porta Aurea di Gerusalemme, il luogo in cui, secondo una tradizione ebraica, si rivelava la presenza divina e si sarebbe manifestato il Messia.

In ogni caso si compì tutto ciò che l'Angelo aveva annunciato e dopo alcuni mesi Anna partorì una bambina. Il Protovangelo di Giacomo così conclude: «Trascorsi i giorni necessari Anna si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia "prediletta del Signore"». I due devoti genitori, grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al servizio del Signore, secondo la promessa fatta da entrambi. Di Gioacchino gli apocrifi non riferiscono altro, mentre di Anna si dice che avrebbe raggiunto gli 80 anni di età.

La promessa fatta ad Abramo, prossima alla realizzazione, passò anche attraverso di loro che oggi ne godono i frutti chia­mando se stessi «beati» insieme con la loro Figlia, esaltata da tutte le generazioni perché «Madre di Dio». Anna, in particolare, è patrona delle madri di famiglia, delle vedove ed è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale. Le partorienti da secoli si rivolgono alla sua intercessione amorevole per ottenere da Dio tre grandi favori: un parto felice, un figlio sano e sufficiente latte per poterlo allevare.

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1 Response

  1. Anna Rita Dimilito ha detto:

    Grazie per il testo ben definito e alla comprensione di tutti.

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