Il Santissimo nome di Maria, nei versi del Manzoni

Il Santissimo nome di Maria, nei versi del Manzoni

La Chiesa ha celebrato quest'oggi (12 settembre) la memoria del Santissimo Nome della Beata Vergine Maria: attraverso questa festa si rievoca l’ineffabile amore della Madre di Dio verso il suo santissimo Figlio ed è proposta ai fedeli la figura della Madre del Redentore perché sia devotamente invocata e onorata. Vogliamo celebrare questa importante festa dedicata a Maria, con alcuni dei versi che Le ha dedicato Alessandro Manzoni con l'ode Il nome di Maria, il secondo inno sacro scritto fra il novembre del 1812 e l’aprile del 1813, che si incentra proprio sul culto della Madonna. 

Tacita un giorno a non so qual pendice
Salia d'un fabbro nazaren la sposa;
Salia non vista alla magion felice
D'una pregnante annosa.

In questa prima strofa siamo invitati fin da subito a meditare il mistero dell'umiltà e della grandezza della Madre di Dio. Un giorno, quale non si sa con precisione, ma poco importa, verso un’altura come tante, che neanche il Manzoni saprebbe indicarci, la sposa di uno dei tanti falegnami di Nazaret saliva "non vista", tanto era umile e raccolta in sé, per compiere una visita di cortesia ad una parente. Ed è qui che si compie il presagio divinamente ispirato al cuore dell'"inaspettata" visitatrice nella casa di sua cugina Elisabetta (che vedendola non può fare a meno di esclamare: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»). Il poeta prosegue poi ricordando il meraviglioso inno del Magnificat, tramandatoci dal Vangelo di Luca, una preghiera di lode e ringraziamento che prorompe dal cuore di Maria, attraverso il quale possiamo apprezzare l’esatto compiersi, nell'universale devozione del popolo di Dio, della profezia pronunciata da Lei in quel giorno lontano: «Tutte le genti, Mi chiameran beata».

O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.

Di qui si avvia la lunga serie delle lodi al nome della Madonna, un nome solenne e incomparabile fra tutti. Quel nome, che per i Cristiani significa "madre di Dio", è stato ripetuto in ogni epoca, anche in quella più barbara, trasmesso con fede grande e sincera di padre in figlio, salutato con devozione su tutta la terra, sia nel vecchio che nel nuovo mondo, invocato e onorato anche nei luoghi remoti e incolti, che pure conoscono "le benedette soglie" dei suoi "miti altari". Per quel nome suonano tre volte al giorno le campane, che un tempo racchiudevano, nel nome di Maria, l'intera giornata del cristiano. E di nuovo quello stesso nome benedetto invoca, ancora oggi, chi ha paura e chiede aiuto, come un bambino che la chiama nell’oscurità della notte, un navigante che ne invoca il soccorso in mezzo alla tempesta o una povera donna che le affida le sue sofferenze nel pianto. Perché sono proprio i poveri, gli umili, gli indifesi, i piccoli trascurati dal mondo e ignoti alla storia - ma cari più di tutti alla Provvidenza di Dio e alla cura della Vergine - verso i quali la Madonna non cessa mai di chinarsi con amore infinito e tenerezza di Madre.

Tu pur, beata, un dì provasti il pianto,
Né il dì verrà che d’oblianza il copra:
Anco ogni giorno se ne parla; e tanto
Secol vi corse sopra.

Come aveva preannunciato l’anziano Simeone, anche la Madonna ha dovuto fare esperienza del dolore, forse quello più grande che possa esistere, ha conosciuto anch'Ella il sapore delle lacrime. Il ricordo del pianto di Maria non si è spento lungo i secoli ed allo stesso tempo è rimasta viva - "come di fresco evento" - la memoria della sua allegrezza, rievocata nell'antifona pasquale Regina caeli, laetare. E questo non ci sorprende. Il poeta coglie la ragione profonda di questa lode unica e primeggiante verso Maria: Ella, infatti, è la Madre di Dio e insieme la "fanciulla ebrea", che "piacque al Signor di porre in cima", la nuova Eva, destinata a dare alla luce il Giudice fattosi Redentore degli uomini.

Salve, o degnata del secondo nome,
O Rosa, o Stella ai periglianti scampo,
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.

Affiorano qui subito alle nostre labbra le dolci invocazioni delle Litanie lauretane: Rosa mystica, Stella matutina, Turris davidica, Auxilium christianorum. Maria, che porta il nome più glorioso di tutti i nomi, dopo quello di Cristo, è infatti per tutti noi, credenti e non solo, fonte inesauribile di speranza, stella di salvezza, riparo e difesa contro il male, provvido rifugio. Proprio per questo, in queste ultime strofe della poesia, viene evocata dal Manzoni l’immagine materna della Vergine, che intercede provvida, paziente e misericordiosa, sempre pronta ad ascoltare le preghiere e consolare i dolori dei suoi figli, nei grandi drammi della storia e nell’intimo segreto del cuore, ma viene anche accennata (con la citazione finale tratta dal Cantico dei Cantici) l’immagine biblica di terribile potenza e maestà, ogni volta che è necessario richiamare i peccatori alla conversione, indicando agli uomini di ogni tempo la retta via, quella di Cristo, che conduce alla gioia eterna del Regno.

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