Giovedì Santo, la messa in Coena Domini: li amò fino alla fine

Giovedì Santo, la messa in Coena Domini: li amò fino alla fine

"Una strana festa dentro quel Cenacolo, tu lavavi i piedi a chi fu chiamato."

Con la messa “In Coena Domini” del Giovedì Santo inizia il Triduo pasquale, giorni nei quali si vive la Pasqua del Cristo: passione, morte e resurrezione.  

Il Vangelo di Giovanni (13, 1-15) ci racconta che Gesù, prima della festa di Pasqua ebraica, radunò i dodici apostoli in una grande sala per congedarsi da loro. Erano gli amici più cari, quelli con cui aveva condiviso la sua vita pubblica e che erano stati testimoni di tanti miracoli; essi lo consideravano Maestro. Lui ben sapeva però che stava per iniziare la sua passione e avrebbe vissuto il tradimento e l’abbandono dei suoi, ma aveva anche la piena consapevolezza della sua missione: essere l’agnello sacrificale della Nuova Pasqua, quella Pasqua che avrebbe liberato ogni uomo dal peccato. Non si scandalizzò delle miserie di Giuda, di Pietro o degli altri che poco tempo prima lo avevano osannato, anzi lasciò loro una grande eredità, per preparali a ciò che sarebbe accaduto e avrebbero faticato a comprendere. Li amava così tanto da preoccuparsi più per i suoi amici che per sé stesso e, nella notte in cui veniva tradito, dopo aver reso grazie prese il pane e lo spezzò dicendo: “…questo è il mio corpo, che è per voi, fate questo in memoria di me”. Poi prese il calice dicendo:” Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1 Cor11, 23-26).

 Come ha ricordato Papa Francesco “…l’Eucarestia è farmaco e la forza per amare”. Noi uomini, infatti, non possiamo farcela da soli. Di tale incapacità dobbiamo avere consapevolezza e perciò trovare il coraggio dell’umiltà, così da chiedere quel “nutrimento” che ci aiuta. “…solo così - ha proseguito Francesco - …spezziamo la nostra vita nella compassione e nella solidarietà”.

Nella celebrazione di questa santa messa, il vangelo di Giovanni (13, 4-5) ci richiama poi all’istituzione del Sacerdozio ministeriale, in merito al quale, sempre il nostro pontefice, così si è espresso: “…la gioia del sacerdote è un bene prezioso non solo per lui, ma anche per tutto il popolo di Dio”. Ed è proprio nel gesto della lavanda dei piedi effettuata dal sacerdote nei confronti di dodici adulti o ragazzi, che si può leggere lo stile con cui Gesù ha voluto lasciarci la sua eredità di servizio. Di fronte all’iniziale reticenza di Pietro, Egli risponde: “…Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Poi spiega quel gesto che ha scandalizzato dicendo : “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”. Non si possono fraintendere tali parole: il Signore ci ha perdonati dando la propria vita per riscattarci, ha subito ogni tipo di umiliazione, amarezza, sofferenza del corpo e dello spirito eppure ci ha amato tanto da perdonarci e ci chiede chiaramente di seguire il suo esempio: perdonarci reciprocamente!

Ecco perché questo rituale così denso di significato viene compiuto dal Pontefice che oggi si recherà nel carcere di Civitavecchia e laverà i piedi a dodici detenuti. Un gesto che scandalizza il nostro perbenismo, ma che rende viva e attuale la nostra Pasqua. Questo stessa azione si ripete ogni anno anche nella nostra chiesa, dove don Mauro laverà i piedi a dodici ragazzi della parrocchia. Non è un’abitudine, ma un richiamo forte al cuore del messaggio di Gesù che a ciascuno di noi dice: ama, come io ti ho amato; perdona, perché io ti perdono!

Anche la nostra comunità ha celebrato questa grande festa che ci proietta al centro dei Misteri della nostra fede con una solenne celebrazione eucaristica officiata dal nostro parroco don Mauro Tramelli sul sagrato della nostra chiesa, alla quale hanno assistito circa un centinaio di fedeli raccolti in piazza Amato Re. Al termine della celebrazione, durante la quale si è rinnovato il tradizionale e sentito rito della lavanda dei piedi, il celebrante ha recato il Santissimo Sacramento presso l'altare della reposizione allestito come prevede la tradizione in chiesa, dove in tanti si sono inginocchiati in devota e silenziosa preghiera.

Rosita G.


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