Un raduno di animali (e non solo) in chiesa, celebrando la memoria di Antonio il Grande

Un raduno di animali (e non solo) in chiesa, celebrando la memoria di Antonio il Grande

Nella giornata di ieri, martedì 17 gennaio, tanti padroni di animali da compagnia sono stati per una volta portati a messa dai loro piccoli amici a quattro zampe, come ha fatto notare ridendo il nostro parroco don Mauro Tramelli. Cani, cagnolini, cagnoni, gatti, conigli e chi più ne ha più ne metta… in effetti, per un giorno la nostra chiesa pareva essere quasi una splendida fattoria!

E questa sorta di "raduno" di graziose bestiole non è stato certo un caso: il 17 gennaio, infatti, la Chiesa universale festeggia la memoria di uno dei suoi più grandi campioni, Sant’Antonio abate, considerato dalla tradizione come lo speciale patrono degli animali domestici. Sant’Antonio, detto anche il Grande, è infatti uno dei santi più popolari e uno dei più celebri eremiti della storia. Eppure, il Padre dei monaci non ha fondato nessun ordine religioso, non è stato un missionario che ha annunciato il Vangelo in terre lontane. Non ha lasciato libri colmi di santa dottrina, e per la verità non è mai stato neppure vescovo. Nella sua vita di eremita Antonio si è "limitato" ad essere un limpido riflesso dell’amore che Dio riversa sulle sue creature.

Nato nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, da una famiglia assai benestante, Antonio a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una landa deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse un'esistenza di eremita per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. La sua fama ha percorso i secoli e ancora oggi molti lo invocano con fede e fiducia inesauribile nelle loro personali preghiere, chiedendo attraverso lui intercessione presso il Signore.

«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dona ai poveri,... poi vieni e seguimi!» (Matteo 19,21). Questo fu il brano del Vangelo a guidare il cuore del giovane Antonio quando con una decisione radicale scelse di rinunciare alle ricchezze e agli agi del mondo per condurre una vita di solitudine, preghiera e penitenza. Come ha ricordato don Mauro nella sua omelia durante la santa messa delle diciassette, al contrario del giovane ricco a cui fa riferimento quel brano di Vangelo, "Sant’Antonio nella sua vita è stato capace di vivere questa libertà propria dei figli di Dio", e rappresenta per tutti noi un esempio e un modello da seguire nel nostro piccolo della vita di ogni giorno, per vivere la vita davvero in libertà e pienezza, senza essere posseduti dalle cose di questo mondo. "La Chiesa quando ammette alla venerazione pubblica un Santo", ha tenuto a precisare ancora don Mauro, "propone alla venerazione e alla riflessione la vita di quella persona. I miracoli non li fanno i Santi ma Dio, solo Dio può fare i miracoli".

La celebrazione eucaristica, accompagnata dai suggestivi canti eseguiti da alcune volenterose cantarine del Coro "La Torre", si è conclusa davanti alla statua del Santo eremita egiziano che si trova presso la navata destra della nostra chiesa, dove il celebrante, dopo una breve orazione, ha benedetto come prevede un'antica tradizione il sale, che arricchirà la mensa degli uomini e degli animali, e tutti gli animali di compagnia che per un giorno, insieme ai loro padroni, hanno fatto corona intorno all’altare, sotto lo sguardo benevole del loro protettore, Antonio il Grande.

Luca T.

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