Domenica 31 Gennaio, una santa messa nel segno di don Bosco

Domenica 31 Gennaio, una santa messa nel segno di don Bosco

"La parola di Dio interroga la nostra vita e mette in luce tutte le contraddizioni che ci sono in noi", ha spiegato durante la sua omelia il nostro parroco don Mauro Tramelli nel corso della santa messa domenicale da lui celebrata quest'oggi, domenica 31 gennaio, quarta del Tempo ordinario. Il Vangelo di questa domenica (Marco 1,21-28) ci presenta Gesù che nella sinagoga di Cafarnao "parla con la stessa autorevolezza di Mosè, fa percepire come nuovo quello che si dava per scontato" e invita ciascuno di noi, ha affermato ancora don Mauro, non solo ad accogliere ma "a farsi illuminare e trasformare dalla Parola". La celebrazione eucaristica, trasmessa come di consueto anche in diretta streaming attraverso i canali social parrocchiali a tutto vantaggio delle persone anziane o che non possono intervenire perché malate, è stata accompagnata dai festosi canti del Coro "Perfetta Letizia", diretto da Silvia Riboni.

Nel corso della santa messa è stata poi ricordata anche una grande figura di Santo, forse il più famoso dell’epoca contemporanea. Si tratta ovviamente di San Giovanni Bosco, salutato da papa Giovanni Paolo II quale "padre e maestro della gioventù", che il nostro Oratorio è solito festeggiare con una bella festa e un gustoso pranzo che quest'anno, per comprensibili e ovvie ragioni, non si sono purtroppo potuti tenere. Non mancava invece il suggestivo dipinto che raffigura questo celebre Santo, opera di una nostra concittadina, Nuccia Camoni, esposto già da qualche giorno alla destra dell'altare, che all'inizio della funzione è stato devotamente incensato dal celebrante.

Don Bosco aveva appena nove anni quando ebbe il sogno che gli indicò la sua strada: in un cortile, in mezzo a un gruppo di ragazzi, vide dapprima Gesù e poi la Madonna, attorniata a bestie feroci poi trasformate in agnelli. Da quel momento il piccolo Giovanni divenne per i suoi coetanei un apostolo operoso di fede e d'amore, in grado di affascinarli con il gioco e la gioiosa compagnia, ma anche di farli crescere nella fede con la preghiera. Ordinato sacerdote nel 1841, dedicò tutte le sue forze e i suoi talenti all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. Già vecchio, poteva dire di sé: «Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani». La sua pedagogia cristiana, attuata con abilità di genio ed efficacia di santo, mira a «prevenire» i mali a «preservare» la gioventù con l’intelligente comprensione, l’adattamento alle sue esigenze, con ragionevolezza, confidenza, carità, allegria, espressioni tutte della «presenza» costante dell’educatore: «Che i giovani sappiano di essere amati». Tra i più bei frutti della sua pedagogia, il quindicenne San Domenico Savioprimo di una lunga schiera di santi e beati, che aveva capito alla perfezione la sua lezione: «Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri». Proprio in questo giorno del 1888, dopo aver compiuto molte opere e speso la sua intera vita al servizio della gioventù, don Bosco passò piamente al banchetto eterno del Cielo, dove ci piace crederà avrà atteso e accolto i tanti giovani che aveva cresciuto con la sua testimonianza di sacerdote e maestro. Il pontefice Pio XI, suo grande ammiratore, beatificò Don Bosco il 2 giugno 1929 e lo canonizzò il 1° aprile 1934.

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