Cinque brani per una Quaresima – L’alleanza del Sinai e la Legge antica

Cinque brani per una Quaresima - L'alleanza del Sinai e la Legge antica

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile:
Non avrai altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
 (Genesi, 22, 1-2. 9. 10-13. 15-18)

I Comandamenti, le dieci "Parole" come le definisce Papà Francesco, consegnati da Dio a Mosè sul monte Sinai, scolpiti su due tavole di pietra, continuano quell'alleanza che Dio aveva già stretto con Noè prima del diluvio e stabiliscono una relazione che vede Dio come Padre e noi come figli. È un codice etico che ritroviamo dentro di noi, nella nostra coscienza e ci porta a discernere il vero dal falso, il bene dal male, il giusto dall'ingiusto. Ci pongono ogni giorno interrogativi pressanti: dove li mettiamo i valori che premono dentro di noi, il rispetto della vita, del nostro corpo, della verità, della fedeltà, il rispetto dell' uomo e della donna, del creato.

"Se vuoi entrare nel regno di Dio, osserva i Comandamenti", dice Gesù al giovane che gli chiede come ottenere la vita eterna. Amore dunque all'unico Dio i primi tre comandamenti, amore verso il prossimo gli altri sette. Il trade-union tra la prima tavola che proclama l'unicità e l'assolutezza di Dio è la seconda tavola che guida all'amore verso il prossimo è il quarto Comandamento "Onora il padre e la madre". In questo ci scopriamo fragili figli e capiamo che da soli non riusciamo a seguire le fondamentali "Parole". L'apertura è sopravvivere alla propria fragilità, cercando una relazione autentica con Dio.

Quando iniziamo una relazione con Dio Padre, smettiamo di vivere per noi stessi, ci scopriamo amati dall'infinita Misericordia di Dio. Alla base dei Comandamenti c'è l'amore di un Padre per i suoi figli e dei figli che per amore del Padre fanno "sacrifici" per ottenere una vita piena. Così la negatività letteraria "non rubare .. non uccidere ...non..non",  si trasforma in un atteggiamento positivo, amare, fare posto agli altri nel proprio cuore, desiderare la pace, la benevolenza.

Per arrivare a questo traguardo però dobbiamo accettare la nostra fragilità , arrivare a quella "povertà di spirito" che ci aiuta a cancellare l'avidità nel cuore e capire che abbiamo bisogno di un rapporto con Dio che ci apra all'Amore; solo la Grazia  ci aiuta a prenderci in mano la nostra vita, superando tutto l'egoismo e la sete di successo e di potere di cui è impregnata la nostra società.

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