Domenica 11 Aprile, la domenica in Albis e la Divina Misericordia

Domenica 11 Aprile, la domenica in Albis e la Divina Misericordia

«Tocca con mano il segno dei chiodi: non essere incredulo, abbi fede, alleluia» (Antifona).

Nella mattinata di oggi, domenica 11 aprile, seconda domenica di Pasqua, i bambini che frequentano il Catechismo, che dallo scorso autunno svolgono le loro attività suddivisi in turni a base settimanale, sono tornati insieme ai loro catechisti a partecipare, in presenza, alle celebrazioni eucaristiche della domenica, il giorno del Signore, dopo la precauzionale sospensione dovuta all'istituzione della zona rossa a livello regionale. La loro vivace e gioiosa presenza ha reso ancora più partecipata la santa messa delle ore undici celebrata dal nostro parroco don Mauro Tramelli, che è stata accompagnata come di consueto dai canti del Coro "Perfetta Letizia", diretto da Silvia Riboni.

È questo un giorno di vera festa perché oggi si chiude l'Ottava di Pasqua, ossia quel periodo di otto giorni in cui la Chiesa è ancora pervasa dalla gioia del Signore crocifisso e risorto e ricorda la sua apparizione ai discepoli, rinserrati per timore dei Giudei, la sera stessa del giorno di Pasqua. Fino a qualche decennio or sono, prima del Concilio, questa domenica era denominata domenica in Albis, secondo la locuzione latina "albis vestibus depositis", ossia domenica in cui "le vesti bianche vengono deposte", poiché intimamente legata al rito del Battesimo. Agli albori della Chiesa, infatti, come ha ricordato don Mauro nella sua omelia, il battesimo era amministrato (normalmente ad adulti che si convertivano) durante la solenne veglia che si svolgeva nella notte di Pasqua e i nuovi battezzati ricevevano una veste bianca, segno della vita nuova appena ricevuta in Cristo. Questi nuovi battezzati, i neofiti, portavano questa veste candida per tutta la settimana dell’ottava di Pasqua, fino alla domenica successiva: in questo giorno, i neofiti la indossavano per un’ultima volta, dopo aver partecipato durante la settimana alla catechesi e all'Eucarestia.

"Pace a voi!", è questo il saluto che Cristo, risorto dai morti, fa risuonare per tre volte quest’oggi, come abbiamo potuto ascoltare grazie al Vangelo di Giovanni (20, 19-31). Un saluto che è seguito da tre doni. Anzitutto le piaghe della croce e della crocifissione, per ricordare, agli Apostoli e a tutti noi, che la vera pace e la vera gioia non possono essere raggiunte se non siamo disposti a passare attraverso il mistero della croce e soprattutto che la risurrezione non cancella la croce, come ci ricordano le piaghe, i segni dei chiodi, la ferita al costato, presenti sul corpo glorioso del Signore risorto. Il dono dello Spirito Santo, spirito di misericordia, attraverso cui la comunità cristiana viene resa luogo di incontro, perdono e riconciliazione. Infine, il saluto rivolto direttamente all'incredulo Tommaso, chiamato Dìdimo, ossia gemello, perché è gemello di ciascuno di noi, sempre titubanti, dubbiosi, increduli, spaesati, specialmente in questo periodo così particolare, in cui la nostra fede è messa alla prova. Gesù ci fa toccare le sue piaghe perché non c’è risurrezione senza condivisione della miseria più grande. Cristo l’ha condivisa in maniera unica. La nostra fede passa dunque attraverso la croce, e dalla croce alla risurrezione. Un invito finale poi ci viene dall’evangelista Giovanni: credere, per avere la salvezza. Non essere increduli, ma credenti.

Nel corso delle celebrazioni dell'Anno Santo del 2000, questa domenica è stata poi proclamata festa della Divina Misericordia da papa Giovanni Paolo II. Il culto della Divina Misericordia è legato alla figura di Santa Faustina Kowalska, la mistica polacca canonizzata in quella medesima occasione, per la quale Giovanni Paolo II ha sempre nutrito una grande ammirazione e una particolare devozione, come testimonia la sua seconda enciclica Dives in Misericordia, scritta nel 1980 e dedicata appunto alla Divina misericordia. "Avverto bene che la mia missione non finirà con la mia morte, ma incomincerà". Queste parole scritte nel Diario da suor Faustina Kowalska sono davvero profetiche alla luce degli avvenimenti che sono seguiti alla nascita al cielo di questa umile suora, a cui Gesù si manifestò con visioni, rivelazioni, le stimmate nascoste, ottenendo l’unione mistica con Dio, il dono del discernimento dei cuori e della profezia. Nata nel 1905 da una famiglia di contadini nel villaggio di Głogowiec in Polonia, suor Faustina si spense nel 1938 nel convento di Cracovia-Łagiewniki, a 33 anni. Mentre era in vita, svolse le mansioni di cuoca, giardiniera e portinaia in diverse case della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia cui apparteneva. Quando morì, soltanto in pochi (i confessori e in parte le superiori) erano a conoscenza delle sue visioni e della sua vita mistica. Oggi, invece, è noto in tutto il mondo il messaggio di misericordia affidatole da Gesù, testimoniato anche nella nostra chiesa da diverse raffigurazioni.

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